Zeugitania. Cartagine

Statere d’oro (circa 350-320 a. C.)

9.30 g. 19.8 mm.

Diritto: Testa a sinistra di Tanit con spighe di grano sul capo, orecchini e collana con pendenti.

Rovescio: Cavallo stante a destra; nel campo in basso a destra tre pallini.

Bibliografia: G. K. Jenkins & R. B. Lewis. Carthaginian Gold and Electrum Coins, group IIIg, confronta p. 85 n. 64;

J. Alexandropoulos, Les Monnaies de l’Afrique Antique 400 av. J.-C. – 40 ap. J.-C., p. 365, n. 13.

Esemplare  ben conservato con fondi particolarmente lucenti. Virtualmente come coniato.

Da una collezione svizzera

Cartagine, l’importante città commerciale di origine fenicia sulla costa settentrionale dell’Africa, produsse per la prima volta monete d’argento in Sicilia nella seconda metà del V secolo a.C. per le transazioni con le colonie greche e, in seguito, per il pagamento delle sue truppe che cercavano di ottenere il controllo dell’isola. In contrapposizione con questa monetazione siculo-punica, la stessa monetazione di Cartagine inizia solo all’inizio o alla metà del IV secolo a.C., con i suoi grandi valori in oro ed elettro.

Le immagini delle monete cartaginesi, come quelle delle emissioni siculo-puniche, sono un misto di tipi greci e cartaginesi. La testa sul dritto di questo statere è solitamente identificata come Tanit, la divinità principale di Cartagine, ma la testa è chiaramente derivata dalla testa della ninfa Aretusa realizzata da Eveneto sui decadrammi di Siracusa negli ultimi decenni del V secolo a.C. Tanit è l’equivalente cartaginese di Giunone. La testa è stata identificata anche con Demetra o Persefone, importanti dee agricole della Sicilia, in quanto, a differenza di Aretusa, presenta spighe di grano nella corona. Il culto di Demetra e Persefone fu istituito a Cartagine nel 396 a.C., in riparazione della distruzione dei loro templi durante l’invasione cartaginese in Sicilia. Il cavallo compare in varie forme sia sulle monete cartaginesi che su quelle siculo-puniche; potrebbe riferirsi alla leggenda della fondazione cartaginese, in cui la dea Giunone indicava il futuro sito di Cartagine mostrando ai Fenici il punto in cui avrebbero scoperto una testa di cavallo nel terreno (Virgilio, Eneide 1. 441-44). A testimonianza della grande influenza cartaginese nel Mediterraneo, molti ritrovamenti monetali attestano la presenza di questa moneta in Sicilia, Sardegna, Africa e nel 2015 un esemplare è stato rinvenuto nell’area profonda all’interno della Basilica Emilia nel Foro Romano a Roma.