Gottardo Scotti attribuito a (Milano o Piacenza, documentato dal 1454 – Milano 1482)

Fuga in Egitto

Tempera su tela 183 x 114 cm.

Si tratta di uno dei pochi dipinti su tela a oggi noti del Quattrocento lombardo, paragonabile per antichità, ma superiore per qualità, alla tela con Storie di Gioacchino e Anna nel Museo del Duomo di Monza. La deperibilità del supporto e della tecnica, una tempera magra sostanzialmente priva di preparazione, spiega lo stato di consunzione che ha comunque restituito una buona leggibilità all’immagine.

Il dipinto si colloca nel momento di passaggio dallo stile cortese a una grammatica protorinascimentale. Il naturalismo descrittivo ed elegante degli alberi da frutto individua un maestro di formazione ancora tardogotica. Tuttavia appaiono assai più moderni altri brani della tela, tra i meglio conservati: il volto severo e concentrato di San Giuseppe e l’abito rosso dell’angelo, dal panneggio scheggiato e già “filoferrarese”. Proprio tali dettagli sembrano autorizzare un confronto con il trittichetto del Museo Poldi Pezzoli, unica opera certa, in quanto firmata, del pittore Gottardo Scotti, uno dei protagonisti della pittura milanese del terzo quarto del XV secolo, attivo per cantieri  quali il Duomo, Santa Maria Podone e il Castello Sforzesco di Milano o il Castello Visconteo di Pavia. Persino il dettaglio meno felice dell’intero dipinto, il volto dell’angelo, trova buoni riscontri negli affreschi strappati provenienti da Casa Citterio ad Asso e oggi nella Pinacoteca del Castello Sforzesco, a conferma non solo dell’ambito culturale ma anche dell’epoca di realizzazione.

L’iconografia sembra bene connettersi con la presentazione della scena della Fuga in Egitto quale viene presentata nei tramezzi dell’osservanza francescana (penso in modo particolare a quelli di Ivrea, Varallo e Bellinzona). Questo indizio iconografico, in assenza di dati sulla provenienza antica dell’opera, potrebbe forse connetterla a un cantiere dell’ordine serafico: nel caso si tratterebbe di quanto rimane di un più ampio complesso di scene cristologiche, e potrebbe forse rappresentarci a una data molto alta una tipologia di cui rimangono poche testimonianze e più tarde : quella del Fastentuch mobile, che poteva rappresentare una più economica alternativa alla affrescatura dei tramezzi.

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